{"id":8,"date":"2024-01-25T16:08:26","date_gmt":"2024-01-25T15:08:26","guid":{"rendered":"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/?p=8"},"modified":"2024-06-23T16:28:13","modified_gmt":"2024-06-23T14:28:13","slug":"la-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/?p=8","title":{"rendered":"LA FAMIGLIA"},"content":{"rendered":"\n<p>Intervista a <strong>Fausto Niero<\/strong>, fratello di Franco. <br>Con lui c\u2019\u00e8 <strong>Valentina Stefani<\/strong>, sua compagna e mamma di Rocco <br>L\u2019intervista \u00e8 di Sara Salin.<\/p>\n\n\n\n<p>Qual \u00e8 il primo ricordo che hai di tuo fratello? <br>\u00abChe giocavamo. Che eravamo sempre insieme, come due gemelli siamesi. Stavamo sempre attaccati.  <\/p>\n\n\n\n<p>Fisicamente. Mi ricordo che stavamo tutto il giorno su in mansarda a giocare sul cuneo di pelle e poi la sera scendevamo per andare in negozio da mia mamma<br>e stavamo su un materassone nero. Dopo qualche anno abbiamo iniziato a guardare la televisione, una piccola Brionvega grigia a cubo. Ho il ricordo di essere stato sempre attaccato, attaccato, attaccato. Di fare tutte le cose insieme. Poi siamo cresciuti,<br>continuando in un rapporto nel quale le parole non servivano. Come succede per i gemelli. Ci capivamo comunque, sempre. Anche dopo, da adulti. \u00c8 una cosa che \u00e8 rimasta inalterata negli anni\u00bb.<br>C\u2019era complicit\u00e0 fra voi due?<br>\u00abTantissima. Anche da grande, quando rientravo a casa, era un perno per me. Lui c\u2019era, era l\u00ec. Io facevo tutte le esperienze che lui non faceva, che non poteva fare. E appena arrivavo a casa mi guardava e bastava uno sguardo per \u201cmettermi in ordine\u201d\u00bb.<br>C\u2019\u00e8 stata una fase della vita in cui il vostro rapporto \u00e8 cambiato?<br>\u00abSono cambiato io, passando dall\u2019avere un rapporto cos\u00ec simbiotico con lui all\u2019avere un problema con gli altri\u00bb.<br>Con quali altri?<br>\u00abCon il mondo. Perch\u00e9 quando cresci, quando diventi un adolescente, questa situazione diventa destabilizzante\u00bb.<br>Perch\u00e9?<br>\u00abDi fatto ero diverso dagli altri. Era una cosa che facevo fatica a raccontare\u00bb.<br>Franco l\u2019aveva capito?<br>\u00abOvviamente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentivi una sorta di responsabilit\u00e0 aggiunta all\u2019essere fratello di una persona che viveva in te e con te le esperienze della vita?<br>\u00abDa piccolo ero il suo braccio. Io dovevo fare cose, lui non le poteva fare. Dovevo fare tutto. Me lo prendevo, me lo giravo. Anche nel gioco, ero io quello che agiva anche per lui\u00bb.<br>Franco \u00e8 sempre stato una persona felice per la vita degli altri e per quello che lui non poteva avere\u2026<br>\u00abE questo mi creava un senso di colpa. Questa sua unilateralit\u00e0, una sorta di amore senza una ricompensa che mi ha messo in una condizione di difficolt\u00e0. \u00c8 un senso di colpa, o un rimorso, che ho in modo perenne\u00bb.<br>Per esserti fatto una vita tua?<br>\u00abPer non aver dedicato tutto quello che potevo a lui. Finch\u00e9 eravamo piccoli \u00e8 stato tutto perfetto e tutti i ricordi che ho con Franco sono bellissimi. Dopo dovevo iniziare a fare la mia vita e di fatto la situazione diventava un po\u2019 un intralcio per me. Questa<br>famiglia allargata, con cos\u00ec tanta gente sempre attorno, per casa. E nel periodo dell\u2019adolescenza fino ai vent\u2019anni \u00e8 stata dura per me. Provavo delle emozioni che non erano corrette, che erano contrastanti fra loro. \u00c8 stato difficile, avrei voluto che succedesse qualcosa perch\u00e9 vedevo la mia vita ristretta, compressa. Quando gli anni passano ti resta un rimorso allucinante, che provo ancora oggi\u00bb.<br>Il vostro rapporto \u00e8 cambiato?<br>\u00abPer me Franco \u00e8 sempre stato una figura che posso paragonare a un vigile, a qualcosa di fermo, che restava l\u00ec. Una persona che non aveva mai l\u2019aspettativa di un tornaconto personale dal suo rapporto con gli altri. Gli bastava sapere cosa avevi fatto, per<br>arricchirsi. E questo mi faceva soffrire ancora di pi\u00f9. Era talmente forte\u2026\u00bb.<br>Un carattere molto diverso dal tuo.<br>\u00abEra un calcolatore, una persona precisa. Programmava sempre tutto e prevedeva le conseguenze. Se per\u00f2 qualcosa non andava esattamente come aveva pensato, andava in crisi. Sarebbe stato cos\u00ec anche senza la disabilit\u00e0\u00bb.<br>\u00c8 successo anche quando siete andati negli Stati Uniti per avere una speranza di guarigione? Ti ricordi di quel viaggio?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAvr\u00f2 avuto dodici anni. Questo viaggio bellissimo\u2026 Mi ricordo perfettamente di quando siamo arrivati a Filadelfia per la visita. Hanno risposto che non c\u2019era niente da fare. E lui, crisi\u00bb.<br>Quando hai deciso di costruire la tua famiglia con Valentina e Rocco, questa famiglia molto poco convenzionale che hai avuto ti ha influenzato nelle scelte?<br>\u00abDi fatto ho avuto due mamme, sempre tanta gente per casa. In realt\u00e0 non saprei come descrivere la mia famiglia di origine. Come catalogarla. Forse non sapevo veramente cosa fosse una famiglia come la intendono gli altri. Sia io che Valentina veniamo da famiglie non ordinarie e potremmo dire che ci siamo inventati un altro modo di fare famiglia,<br>senza un modello da seguire, senza programmarlo\u00bb.<br>Quando Franco \u00e8 morto, il rapporto con i tuoi genitori \u00e8 cambiato?<br>\u00abS\u00ec. All\u2019inizio probabilmente per le loro esigenze, considerato che stavano invecchiando. Poi, onestamente, non pensavo che ce l\u2019avrebbero fatta. E sono rimasto molto sorpreso. Sono riusciti a ritrovare i vecchi amici, a crearsi nuovi interessi oltre che<br>a fare le cose che facevano prima di Franco. Ma il primo pensiero che ho fatto \u00e8 che non sarebbero mai potuti sopravvivere senza il motivo per cui avevano vissuto fino a quel momento\u00bb.<br>Non credi che probabilmente sarebbe stato il contrario? Che, se fosse successo qualcosa a loro, tuo fratello non ce l\u2019avrebbe fatta?<br>\u00abEra il suo terrore, da sempre\u00bb.<br>Come \u00e8 stato per Franco l\u2019arrivo di Rocco, di un nipotino?<br>A rispondere \u00e8 Valentina.<br>\u00abGli voleva un bene dell\u2019anima. Una cosa pazzesca \u00e8 che, nonostante la nascita di un nipotino distogliesse naturalmente attenzione nei suoi confronti da parte della famiglia, Franco era felicissimo. Era un ragazzo altruista. \u00c8 stato uno zio a tutti gli effetti\u00bb.<br>Valentina, com\u2019era il tuo rapporto con Franco?<br>\u00abHo passato molto tempo a Robegano da sola e mi confrontavo molto con Franco.<br>Era bello parlare con lui, anche perch\u00e9 lo facevo molto liberamente. Era l\u2019unica persona della famiglia con cui mi sono sentita proprio libera fino dal primo momento di dire quello che volevo. Magari anche sbagliando. Allora lui si metteva a ridere e mi diceva \u201cMa dai, porta pazienza. Ti capisco\u201d. Mi sentivo davvero molto libera, non ho mai provato compassione nei suoi confronti. O commiserazione. Quei sentimenti un po\u2019 di pena, ecco. Perch\u00e9 non l\u2019ho mai percepito debole. Paradossalmente lo sentivo molto pi\u00f9 forte di me. Io avevo ventotto anni, lui trentatr\u00e9\u00bb.<br>Quando Fausto ti ha detto che aveva Franco, com\u2019\u00e8 andata?<br>\u00abNon me l\u2019ha detto. Mi ha portata a casa sua, era una domenica, abbiamo fatto i gavettoni\u00bb.<br>E ti sei ritrovata questo ragazzo.<br>\u00abNon mi ha fatto n\u00e9 caldo n\u00e9 freddo. La roba pazzesca \u00e8 questa, che mentre di fronte a una persona disabile solitamente non sai come rapportarti, soprattutto a ventotto anni e con la mia testa di allora, per me Franco in quel primo incontro non era una persona<br>disabile. Zero. Non ho il ricordo di aver provato una sensazione particolare. Il mio unico problema era riuscire a capire quello che diceva e le prime volte ero infastidita da questo mio impedimento, perch\u00e9 mi dispiaceva tanto. Facevo davvero fatica, avevo paura si spazientisse\u00bb.<br>Fausto, come hai vissuto quella mattina del 2 novembre? Te lo aspettavi, ti eri preparato al fatto che potesse succedere?<br>\u00abNo. Ero a Quinto di Treviso, stavo pescando ai laghetti con Rocco, mi ha chiamato mio pap\u00e0 e mi ha detto \u201cAbbiamo svegliato Franco, ma non si sveglia\u201d. Mi \u00e8 caduto il mondo. Ho preso Rocco e siamo andati subito a Robegano\u00bb.<br>Valentina: \u00abMi ha telefonato e mi ha detto \u201cMio fratello \u00e8 morto. Raggiungimi in taxi, siamo qui ai laghetti e poi andiamo insieme\u201d. Chiamo il taxi, salgo e c\u2019era la radio accesa.<br>Trasmetteva \u201cTrue colors\u201d. Non me lo scorder\u00f2 mai. Proprio i \u201ccolori veri\u201d, era la canzone perfetta. Adesso ogni volta che canto quella canzone penso a lui\u00bb.<br>Fausto: \u00ab\u00c8 stato un fulmine a ciel sereno\u00bb.<br>A cosa hai pensato in quel momento?<br>\u00abA lui. A me\u00bb.<br>Valentina: \u00abIo, che non sono cresciuta con lui, ho pensato che sia stata una morte super bella. Al momento giusto. Luisa e Roberto che non erano ancora troppo anziani.<br>Credo che Franco si sarebbe sentito in colpa a farsi aiutare da due genitori che faticavano a farlo. Ma non voglio che quello che dico venga interpretato male, perch\u00e9 mi \u00e8 dispiaciuto tantissimo. Ero molto orgogliosa di Franco, raccontavo sempre a tutti di<br>lui. Quello con lui \u00e8 stato un rapporto che mi \u00e8 servito molto, era una bella persona e mi piaceva stare con lui\u00bb.<br>Valentina, c\u2019\u00e8 qualcosa che ti manca di Franco?<br>\u00abNo. Quello che mi ha dato, io ce l\u2019ho. Io ho Franco dentro di me\u00bb.<br>Fausto: \u00abNon \u00e8 che Franco mi manchi, \u00e8 che ho sempre delle questioni in sospeso\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"388\" height=\"388\" src=\"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-197\" srcset=\"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-2.jpg 388w, https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-2-300x300.jpg 300w, https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-2-150x150.jpg 150w, https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-2-350x350.jpg 350w, https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-2-120x120.jpg 120w\" sizes=\"auto, (max-width: 388px) 100vw, 388px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>2 novembre 2013<br><br>Caro Franco,<br>tu ci hai amati per primo.<br>Hai gioito delle nostre conquiste e sofferto per le nostre cadute.<br>Grazie a te, alla zia Luisa e allo zio Roberto abbiamo capito a fondo il significato<br>di famiglia dove si \u00e8 accolti, accuditi e ascoltati.<br>Abbiamo sperimentato il significato del servizio e della dedizione, e la gioia<br>semplice dello stare insieme attorno a un tavolo fra chiacchiere e risate.<br>Saremmo persone pi\u00f9 povere, ne siamo certi, se non avessimo avuto la<br>fortuna di stare con te, conoscere il tuo coraggio e la tua immensa gioia di vivere.<br>Faremo tesoro dei nostri ricordi e li racconteremo alle nostre famiglie<br>per affermare che la vita \u00e8 bella e va vissuta in pieno nonostante le difficolt\u00e0.<br><br>Ti abbiamo amato<br><br>i tuoi cugini e i tuoi zii<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giovanni Niero<\/strong> \u2013 cugino di Franco<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl mio primo ricordo di Franco arriva da una foto in piscina: ci siamo io, lui, mia sorella Federica e forse mia cugina Silvia. Ce ne sono altre di foto, ma forse ero troppo piccolo per tornare con la memoria a quando sono state scattate. L\u2019ultimo ricordo,<br>invece, \u00e8 la telefonata dello zio Roberto. La corsa a casa loro con mia figlia Alice in braccio, la zia Luisa che non voleva lasciare la mano di Franco, il suo viso rilassato, come se non avesse sofferto in quel passaggio che \u00e8 la morte.<br>Franco per me \u00e8 stato un \u201cfratello\u201d. Ho vissuto con lui, a casa sua, l\u2019infanzia, la giovent\u00f9, l\u2019et\u00e0 adulta e molti momenti con la famiglia e gli amici.<br>Abbiamo condiviso assieme esperienze uniche: abbiamo giocato e litigato, ci siamo raccontati segreti e intimit\u00e0, mi \u00e8 stato maestro in tante cose, e io per lui uno \u201cstrumento\u201d per provarne altre. Dalle varie \u201cavventure\u201d con i Lego, dove lui voleva sempre avere il ruolo di poliziotto per catturare i ladri oppure dirigere il traffico, ai videogiochi dove mi guidava attraverso lo \u201csparatutto\u201d di turno. Dalle confidenze delle mie prime avventure amorose all\u2019annunciargli l\u2019arrivo di mia figlia.<br>Mai un giudizio, da lui. Solo consigli. Mai un rimprovero, ma sempre insegnamenti.<br>Mai un no, tanti s\u00ec\u2026<br>Ricordo bene anche le crisi, i pianti, i momenti di sconforto. Ma Franco si \u00e8 sempre rialzato, ha sempre ritrovato il sorriso. Ancora oggi il ricordo pi\u00f9 vivo in me \u00e8 Franco che sorride e si diverte con noi.<br>Grazie, Franco. Mi hai donato tantissimo. Mi hai insegnato il \u201cnon sentirsi un diverso\u201d e il \u201cmettersi sempre in gioco\u201d. I valori che oggi porto con me nella vita di tutti i giorni e che cerco di trasmettere agli altri\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nicola Berto<\/strong> \u2013 cugino di Franco<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPotrei dire molto su quello che Franco mi ha trasmesso. Ma mi limito a dire quello che pi\u00f9 ha segnato il mio rapporto con lui e con il mondo.<br>Ci penso spesso. Ripercorro la nostra vita. E mi convinco ogni volta di pi\u00f9 che io e Franco avevamo lo stesso carattere, lo stesso modo di pensare, lo stesso modo di vedere.<br>Ci penso e mi specchio.<br>Poche parole e sintonia immediata. Mai, dico mai, ci siamo trovati in disaccordo.<br>Certo, la speranza \u00e8 che non lo facesse solamente per farmi contento. Ma non credo.<br>Quello che mi ha fatto capire fin da quando era bambino \u00e8 che, se il corpo non risponde a quello che vorresti, puoi farcela lo stesso. Ossia che la disabilit\u00e0 del corpo non coincide sempre con la disabilit\u00e0 della mente. Se il tuo corpo va da una parte, tu<br>puoi sempre andare dall\u2019altra parte. Il corpo non ti limita. Non ti ferma.<br>\u00c8 per merito suo se vedo le cose sotto un aspetto diverso. La disabilit\u00e0 \u00e8 una sfortuna: pu\u00f2 capitare a tutti, anche momentaneamente se ti rompi una gamba. Di conseguenza l\u2019aiutare chi non ce la fa diventa qualche cosa di spontaneo. Di naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso gli dicevo: \u201cFranco, mi incazzo quando vedo il bagno per i disabili. Perch\u00e9 in mezzo a tutti noi vedo poche persone normali e quindi mi sa che qui mancano un po\u2019 di cessi! Perch\u00e9 non si possono fare tutti i cessi per disabili e rampe dappertutto? O<br>dobbiamo continuamente ricordare a un disabile che \u00e8 disabile?\u201d. La sua risposta, naturalmente, era una \u201cagitata di corpo\u201d con l\u2019aggiunta del suo consueto \u201cEeehhh\u201d.<br>Franco in due parole? Un leader. Diretto, schietto, leale. Un grande, che ha saputo aprire gli occhi a tre generazioni.<br>Il suo \u201ccovo\u201d, un punto di incontri e appuntamenti, dove qualsiasi cosa detta e fatta era secretata. Lui, come un prete, confessava tutti. Sapeva tutto di tutti. Chi non ha condiviso un segreto con Franco? E lui, una tomba.<br>Fine osservatore, conoscitore, ascoltatore, attento, puntuale.<br>Un maestro d\u2019orchestra.<br>Mio cugino, sebbene momentaneamente assente, \u00e8 sempre presente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sara Salin<\/strong> \u2013 cugina di Franco<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn uno dei molti incontri per mettere insieme il materiale di questo piccolo libro-memoria mio zio Roberto improvvisamente, mentre stappava l\u2019immancabile bottiglia di prosecco, se n\u2019\u00e8 uscito con una domanda:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma voi, i cugini, come vedevate Franco?<\/em><br><br>La verit\u00e0 \u00e8 che questa \u00e8 una domanda che non mi ero mai posta prima. Quando Franco \u00e8 nato avevo otto anni e alla gioia di un altro nuovo cuginetto si univa la fibrillazione che anche questa volta, proprio come era successo per suo fratello Fausto<br>due anni prima, il fatto che fosse prematuro diventava la certezza che tutte le scarpine di lana preparate da mia mamma sarebbero automaticamente passate in dote alle mie bambole, perch\u00e9 erano troppo grandi per un bambino cos\u00ec piccolo.<br>Era bellissimo. Un principino dentro l\u2019incubatrice, quel primo giorno. Quando lo penso lo vedo con gli occhi della bambina di allora, ma anche con le orecchie tese a percepire i discorsi dei grandi. Le preoccupazioni. Dei miei genitori, dei nonni, degli zii.<\/p>\n\n\n\n<p>Piange, piange sempre. Non tiene la testa sollevata. C\u2019\u00e8 qualcosa. Poi la diagnosi, quell\u2019andirivieni a Conegliano, le urla durante la ginnastica che si sentivano fino a casa della nonna Alba. Ti toglievano il cuore, anche se eri ancora piccola. \u00c8 un ricordo indelebile la preghiera silenziosa della mia prima comunione, il maggio dell\u2019anno successivo alla sua nascita: Ges\u00f9, fai guarire il mio cuginetto.<br>La nostra \u00e8 stata una famiglia unita. Passavamo insieme le domeniche e i giorni di festa. Noi bambini eravamo felici: vivevamo quasi tutta l\u2019estate a Robegano dai nonni.<br><br>Dopo la nascita di Franco la \u201ccasa\u201d si \u00e8 automaticamente ingrandita: met\u00e0 giornata dai nonni e l\u2019altra met\u00e0 dalla zia Luisa. Franco \u00e8 stato il nostro catalizzatore. La domenica si partiva da Mestre per \u201candare da Franco\u201d. Attorno a lui \u00e8 ruotato il resto della nostra<br>infanzia, la nostra adolescenza e, pi\u00f9 tardi, quando a ventun anni sono andata a vivere a Robegano, c\u2019\u00e8 stato anche il fulcro della mia compagnia di amici. Che poi, nonostante la vita mi abbia portata altrove e il lavoro e le frequentazioni siano in un\u2019altra citt\u00e0, sono gli stessi amici dai quali continuo a tornare con l\u2019affetto pi\u00f9 grande ogni volta che ce n\u2019\u00e8 l\u2019occasione. Credo che siamo stati uniti da un\u2019anima davvero unica.<br><br>Cosa ho risposto a mio zio? Gli ho detto la verit\u00e0: Franco era nostro cugino. Faceva parte della banda che si radunava in mansarda, che chiamava Andrea \u201cil sovietico\u201d ed Elisabetta \u201cla maestra\u201d. Forse, mentre crescevamo, ci siamo sentiti impotenti: tutte le<br>volte in cui il suo unico desiderio, ripetuto all\u2019infinito, era camminare, correre, andare in bicicletta. Avevamo solo una risposta: farlo al posto suo.<br><br>Non \u00e8 stato facile lasciarlo andare. Non \u00e8 stato facile organizzare il suo funerale. Ma non \u00e8 stato facile neppure trattenere le risate quando dalla chiesa al cimitero la bara portata a spalla dai ragazzi a un certo punto ha iniziato a ondeggiare. Me lo sono immaginato, quello che avrebbe detto se avesse potuto. Niente di riferibile.<br>Non \u00e8 stato facile e ci manca. Mi manca. Mi mancano il suo sguardo indagatore davanti al quale era impossibile nascondere un problema o un segreto. Mi mancano le accese divergenze di opinione sul caso di Eluana Englaro. Mi manca la sua capacit\u00e0 di<br>essere un confidente che neanche un frate confessore riesce a mantenere al sicuro cos\u00ec tanti peccati. Mi mancano i suoi messaggi in privato su Facebook per avere consigli sui primi audiolibri. Mi mancano le sue risate quando La Nuova Venezia mi ha chiesto di fare un servizio sulle barriere architettoniche a Robegano e, restando in posa per il fotografo con la carrozzina sollevata a met\u00e0 del gradone dell\u2019ufficio postale, mi \u00e8 venuto il colpo della strega e sono rimasta una settimana con la schiena bloccata. Mi manca<br>partire la sera per andare tutti insieme a mangiare all\u2019autogrill sopraelevato, che chiss\u00e0 poi cosa ci trovava di cos\u00ec emozionante. Mi manca la sua complicit\u00e0 quando reggeva la copertura che gli facessi da baby-sitter e invece mi vedevo con il morosetto (Franco<br>naturalmente era presente). Mi manca rivoluzionare gli orari di una sala operatoria perch\u00e9 lui non debba stare troppi giorni senza la mamma ed essere obbligata ad assistere a un impianto di pacemaker, uscendo ogni cinque minuti a riferirgli come sta andando<br>per farlo stare tranquillo. Mi manca sostenerlo nei suoi momenti difficili, quando pensava al domani, quando era infastidito dall\u2019essere una persona cos\u00ec ansiosa: ecco, mi manca dirgli ancora una volta \u201cFranco, hai un carattere di merda. Ma tranquillo, siamo in tanti\u201d. E vederlo passare in un battibaleno dalla lacrima al sorriso.<br><br>Certo, la sua presenza nella mia vita e in quella di tutti i miei cugini \u00e8 stata un dono e oggi \u00e8 un\u2019assenza. Di sicuro non \u00e8 stata vissuta mai come una diversit\u00e0. C\u2019erano solo degli ostacoli, ma il modo di superarli lo abbiamo sempre trovato. Perch\u00e9 gli zii ci hanno insegnato cos\u00ec. Ci hanno coinvolto nei progetti, nelle giornate di sensibilizzazione, nel volontariato. E la nostra vita ha avuto lo sguardo di Franco, sempre.<br><br>Ho pensato molto a Franco in questo periodo. Uso ChatGPT, ascolto tanti podcast, leggo cose sull\u2019intelligenza artificiale, sugli ultimi modelli di assistenti vocali, romanzi che hanno per protagonisti assistenti androidi. Mi chiedo quanto piacerebbe tutto questo a mio cugino, quanto ne sarebbe affascinato. Senza dubbio alla prima occasione, con la sua esse sibilante, mi direbbe: <em>\u201c\u2019Scolta, go un\u2019idea\u2026\u201d\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"388\" height=\"390\" src=\"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-202\" srcset=\"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-3.jpg 388w, https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-3-298x300.jpg 298w, https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-3-150x150.jpg 150w, https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/la-famiglia-3-120x120.jpg 120w\" sizes=\"auto, (max-width: 388px) 100vw, 388px\" \/><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Fausto Niero, fratello di Franco. 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