{"id":49,"date":"2024-01-24T10:01:02","date_gmt":"2024-01-24T09:01:02","guid":{"rendered":"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/?p=49"},"modified":"2024-06-23T16:29:14","modified_gmt":"2024-06-23T14:29:14","slug":"in-che-cosa-diversi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/?p=49","title":{"rendered":"IN CHE COSA DIVERSI?"},"content":{"rendered":"\n<p>Una premessa di carattere storico-linguistico \u00e8 d\u2019obbligo. In Italia solo in anni recenti \u00e8 entrata nell\u2019uso comune la parola disabilit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p><br>Prima del cambio di rotta culturale che ha influenzato anche il nostro linguaggio (non senza molte reticenze e resistenze, alcune delle quali persistono ancora oggi), si parlava di handicap e portatore di handicap.<\/p>\n\n\n\n<p>Vocaboli che avevano preso il posto di termini come spastico, mongoloide, cerebroleso, minorato o infelice, che venivano usati senza troppe restrizioni per indicare le persone con gravi deficit fisici o psichici, ma progressivamente avvertiti come inadeguati rispetto all\u2019aggiornamento del dibattito scientifico e sociale in atto nei primi anni Settanta.<br><br>Fino agli inizi degli anni Novanta handicap e handicappato sono stati termini, nella loro accezione medico-sociale, avvertiti come legittimi, tanto che nel 1992 la Legge quadro n. 104 si poneva l\u2019obiettivo di normare \u201cl\u2019assistenza, l\u2019integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate\u201d. \u00c8 stato nello stesso periodo che si \u00e8 assistito all\u2019ingresso progressivo nella nostra lingua dei termini disabilit\u00e0 e disabile. Un utilizzo spinto dall\u2019alto: dalla giurisprudenza (la Legge n. 68 del 1999 parla di \u201cNorme per il diritto al lavoro dei disabili\u201d) e dalla carta stampata. Un cambiamento che fuori dall\u2019Italia era gi\u00e0 in atto da tempo. Per rispondere agli sviluppi pi\u00f9 recenti del cosiddetto \u201cpoliticamente corretto\u201d, oggi nel nostro Paese a disabile \u00e8 stata affiancata anche l\u2019espressione diversamente abile. Ma la definizione migliore (e maggiormente inclusiva) \u00e8 senza dubbio persone disabili. *.<br><br>Un passaggio che ci \u00e8 parso necessario prima di riportare i contenuti tratti da documenti e iniziative relativi agli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, nei quali \u00e8 sistematico il ricorso alla parola handicappato. Cosa che oggi rischia di stridere dal punto di vista semantico. Ma soprattutto si tratterebbe di abilismo, fenomeno che considera la disabilit\u00e0 un difetto, se non una colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>*Per maggiori approfondimenti sull\u2019argomento: Accademia della Crusca, \u201cLe parole della discriminazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1978 Robegano era un piccolo paese dell\u2019entroterra veneziano abitato da persone che avevano l\u00ec le proprie radici da generazioni. <br>La nascita di Franco, sei anni prima, unito al desiderio di Luisa e Roberto di far crescere il proprio figlio come parte integrante della comunit\u00e0 e soprattutto al supporto costante dell\u2019associazione La Nostra Famiglia, hanno innescato un processo a dir poco rivoluzionario per quel periodo storico e per il contesto nel quale venivano proposti. Erano anni in cui chi aveva un figlio disabile lo teneva in casa, fuori dalla vita sociale, lontano dallo sguardo degli altri.<br><br>Proprio nel gennaio del 1978 Robegano fece parlare di s\u00e9 per l\u2019organizzazione da parte della parrocchia e dei gruppi associativi, in primis l\u2019Agesci, della \u201cFesta dell\u2019handicappato\u201d, che venne replicata anche negli anni successivi, diventando un appuntamento fisso durante il quale la comunit\u00e0 di Robegano \u2013 dai sacerdoti ai gruppi parrocchiali, dalle famiglie alle associazioni sportive e agli esponenti della cultura locale \u2013 verificava lo stato dell\u2019arte dell\u2019accoglienza e della reale disponibilit\u00e0 nei confronti dei disabili. Anche attraverso azioni concrete di solidariet\u00e0.<br><br>Nel gennaio del 1980 il titolo scelto per la \u201cFesta dell\u2019handicappato\u201d fu particolarmente profondo, per certi versi provocatorio: \u201cIn che cosa diversi?\u201d. A ispirare e rendere maggiormente sensibili gli organizzatori nei confronti di temi come la salute, l\u2019educazione, la socialit\u00e0, l\u2019istruzione e l\u2019accoglienza fu senza dubbio l\u2019Anno Internazionale del Bambino, proclamato nel 1979 dall\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite. La Nostra Famiglia e i sacerdoti di Robegano \u2013 il parroco don Alberto Schiavetto, coadiuvato da monsignor Lino Regazzo \u2013 organizzarono due incontri al cinema parrocchiale, uno sul bambino handicappato a scuola e l\u2019altro sul bambino handicappato inserito nel suo ambiente di vita, entrambi affidati a due professioniste dell\u2019associazione, Luisa Conduri e Alda Pellegri.<br><br>La riflessione di partenza fu emblematica della profondit\u00e0 del percorso che la comunit\u00e0 robeganese stava affrontando: \u201cLe frequenti esclusioni dei ragazzi handicappati o di soggetti particolarmente difficili da scuole, classi di catechismo, gruppi e iniziative parrocchiali evidenziano la necessit\u00e0 di affrontare questo doloroso problema alla ricerca di adeguate soluzioni. Gli incontri vogliono aiutare genitori ed educatori tutti a prendere coscienza del loro compito e a rispondere insieme alle pi\u00f9 vere attese dei nostri ragazzi\u201d.<br><br>Ma nelle feste annuali organizzate da quelli che scelsero di chiamarsi \u201cGli amici della Nostra Famiglia della parrocchia di Robegano\u201d \u2013 con in testa Luisa, Roberto, Franco, i loro parenti, gli amici e gli scout \u2013 non c\u2019erano solo le conferenze. C\u2019era la messa animata dai ragazzi di Robegano assieme a quelli de La Nostra Famiglia; c\u2019erano incontri fra arte e sport sponsorizzati dalla comunit\u00e0, come la gara di bocce fra artisti e bocciofili, con i pittori che mettevano a disposizione una propria opera d\u2019arte che poi veniva venduta durante la festa e il cui ricavato era devoluto all\u2019associazione; c\u2019erano gli spettacoli comici organizzati dai giovani del paese. Giornate di festa e accoglienza che sono rimaste nella memoria e nel cuore di chi le ha vissute.<br><br>Tutto questo proprio alla vigilia dell\u2019istituzione da parte dell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite, il 3 dicembre di ogni anno, della Giornata internazionale delle persone con disabilit\u00e0: era il 1981 ed era l\u2019Anno internazionale delle persone disabili. Pi\u00f9 noto, nel linguaggio e nella comunicazione del tempo, come Anno internazionale dell\u2019handicappato.<br><br>\u201c\u00c8 difficile saper dialogare, creare un legame vero e spontaneo con chi presenta delle difficolt\u00e0 visibili che noi non abbiamo. \u00c8 difficile ma possibile, e questo grazie soprattutto alla ricchezza che loro stessi hanno dentro e al loro modo di comunicare con gli altri. Una loro riabilitazione e integrazione \u00e8 comunque possibile solamente con lo sforzo di tutta la comunit\u00e0\u201d. Sono le riflessioni riportate nel volantino di presentazione della quarta edizione della \u201cFesta dell\u2019handicappato\u201d, in programma domenica 25 gennaio 1981 e allargata anche agli ospiti del Piccolo Rifugio di Campocroce di Mogliano Veneto.<br><br>Nell\u2019estate del 1981 un gruppo di giovani del paese scelse di partecipare a un\u2019esperienza di servizio nella casa dell\u2019associazione La Nostra Famiglia a Candriai di Trento assieme a bambini e ragazzi disabili e alle loro famiglie. Un\u2019esperienza che lasci\u00f2 un segno profondo.<br><br>L\u2019anno successivo, il 1982, la comunit\u00e0 di Robegano mise nero su bianco lo stato dell\u2019arte del proprio rapporto con la disabilit\u00e0, alla luce soprattutto dell\u2019anno internazionale appena chiuso. Un vero e proprio esame di coscienza (e di critica), esattamente come era stato proposto dagli organizzatori in occasione dell\u2019istituzione dell\u2019appuntamento annuale di gennaio.<br><br>\u201cIn questi cinque anni \u2013 si legge nel volantino di presentazione della Giornata (e non pi\u00f9 Festa, com\u2019era invece agli esordi) dell\u2019handicappato \u2013 abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di renderci conto che esisteva (anche se qualcuno si ostina a ignorare) la realt\u00e0 delle persone con handicap e dei problemi che la coinvolgono. Nel frattempo qualcuno di noi ha avuto la possibilit\u00e0 di fare qualche esperienza in merito e perci\u00f2 il campo della problematica si allarga e coinvolge direttamente il singolo, la famiglia, la parrocchia, i gruppi, la societ\u00e0, le strutture pubbliche\u2026 A questo punto noi ci chiediamo di fare un ulteriore passo per maturare rispetto alla realt\u00e0 dell\u2019handicappato: crediamo opportuno innanzitutto fare il punto della situazione e una verifica delle nostre esperienze. Crediamo importante mettere a fuoco i problemi relativi alla situazione del nostro paese; cerchiamo di assumere un impegno pi\u00f9 serio che abbia delle basi radicate nella nostra vita quotidiana e che possa essere continuativo\u201d.<br><br>In quella quinta edizione si tennero la mostra dei lavori realizzati dai ragazzi disabili, la proiezione di un filmato sull\u2019inserimento dei disabili nel mondo del lavoro, l\u2019incontro con Alda Pellegri sul tema \u201cPer capirsi \u2013 Per capire \u2013 Per farsi capire\u201d sulla \u201cpsicologia della persona sana nei confronti dell\u2019handicappato\u201d e quello con l\u2019allora presidente dell\u2019Usl 17 Alfredo Barbiero sull\u2019\u201dInserimento socio-sanitario dell\u2019handicappato\u201d.<br>Il 1982 fu l\u2019ultimo anno in cui venne organizzata l\u2019iniziativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019ultima annotazione sul 1982. Il 17 gennaio il settimanale diocesano \u201cLa vita del popolo\u201d pubblic\u00f2 un articolo sulla realizzazione della nuova scuola elementare di Robegano e sulla mancanza di adeguamento della stessa all\u2019uso da parte dei disabili. Insomma, il progetto non prevedeva l\u2019eliminazione delle barriere architettoniche. Il giornalista Nello Dupr\u00e8 intervist\u00f2 Roberto Niero.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"435\" height=\"595\" src=\"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/capitoli-in-che-cosa-diversi2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-296\" style=\"width:661px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/capitoli-in-che-cosa-diversi2.jpg 435w, https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/capitoli-in-che-cosa-diversi2-219x300.jpg 219w\" sizes=\"auto, (max-width: 435px) 100vw, 435px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L\u2019allora assessore alla pubblica istruzione del Comune di Salzano, Mario Busatto, scrisse una lunga e articolata lettera al direttore della testata, rivendicando il fatto che nell\u2019edificio scolastico in via di ultimazione non c\u2019erano barriere architettoniche, \u201canche se per l\u2019opera completa si dovrebbe costruire un ascensore per il primo piano\u201d. Ma per il momento e fortunatamente, spiegava colui che di l\u00ec a pochi anni sarebbe stato eletto sindaco, non si riscontravano necessit\u00e0 tali per affrontarne la spesa: \u201cInfatti il numero degli interessati portatori di handicaps fisici non autorizza l\u2019impiego di spesa per tale opera\u201d. Un lucido esempio di come in quegli anni (e fino a quando non divenne obbligatorio per legge) le amministrazioni pubbliche progettassero unicamente sul presente e non in prospettiva futura.<br><br>\u201cColgo l\u2019occasione, Signor Direttore, per sottolineare anche pubblicamente il gruppo \u2018Amici degli handicappati\u2019 di Robegano, ed in modo particolare il suo coordinatore Roberto Niero, per il modo civile e propositivo con il quale questo gruppo porta avanti la sua \u2018battaglia\u2019. L\u2019amministrazione comunale nella sua totalit\u00e0 \u2013 scriveva Busatto \u2013 ha ben presente il problema sociale degli handicappati anche se tante volte non ha i mezzi sufficienti per garantire il massimo a tutti. Magari fosse tutto cos\u00ec \u2018facile\u2019 come il problema delle barriere architettoniche. Sappiamo invece quante e quali sono le difficolt\u00e0 per un reale recupero ed inserimento nella societ\u00e0 di questi nostri cittadini che in ogni modo non devono essere considerati di serie B\u201d.<br><br>E ancora: \u201cSiamo convinti per\u00f2 che attraverso iniziative analoghe a quella degli \u2018Amici\u2019 di Robegano si potr\u00e0 continuare nella soluzione dei vari problemi che investono la societ\u00e0, la famiglia e gli stessi interessati portatori di handicap. Mi consenta inoltre, Signor Direttore, affermare che non \u00e8 necessario alcun \u2018credo\u2019 politico per essere aiutati o per poter collaborare alla soluzione di cos\u00ec gravi ed urgenti problemi. Da parte dell\u2019amministrazione comunale esiste la volont\u00e0 di collaborare e progredire\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una premessa di carattere storico-linguistico \u00e8 d\u2019obbligo. In Italia solo in anni recenti \u00e8 entrata nell\u2019uso comune la parola disabilit\u00e0. Prima del cambio di rotta culturale che ha influenzato anche il nostro linguaggio (non senza molte reticenze e resistenze, alcune delle quali persistono ancora oggi), si parlava di handicap e portatore di handicap. 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