{"id":17,"date":"2024-01-25T16:15:31","date_gmt":"2024-01-25T15:15:31","guid":{"rendered":"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/?p=17"},"modified":"2024-06-23T16:45:33","modified_gmt":"2024-06-23T14:45:33","slug":"il-germoglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafelicitanondipendedallafortuna.org\/?p=17","title":{"rendered":"IL GERMOGLIO"},"content":{"rendered":"\n<p>Nell\u2019estate del 1991 il Clan degli scout di Robegano ha vissuto un campo di servizio alla cooperativa sociale agricola Il Melograno di Udine, che aiuta ancora oggi l\u2019inserimento di persone svantaggiate nel mondo del lavoro. <\/p>\n\n\n\n<p>A quel campo parteciparono anche Roberto, che a quel tempo era capo scout, con Franco, che allora era un adolescente. Nei mesi che seguirono Roberto ripens\u00f2 a quell\u2019esperienza. Assieme a Gianni Favaro \u2013 a quel tempo capo gruppo Agesci \u2013 propose ad altri amici, genitori di ragazzi disabili, capi scout e componenti di altre associazioni di volontariato di creare a Robegano Il Germoglio, come risposta alternativa all\u2019assistenza, in grado di assicurare percorsi di realizzazione, di relazioni, di crescita e di autonomia.<br><br>La Cooperativa Sociale Il Germoglio \u00e8 stata costituita il 25 marzo 1992 grazie a sedici soci fondatori (oltre a Roberto, Luisa e Franco, c\u2019erano Andrea Barbato, Adriana Campigotto, Maurizio Codato, Attilio Favaro, Gianni Favaro, Luisa Felaco, Magda Natali, Attilio Niero, Luciano Niero, Luciano Rizzato, Alfio Spagnolo, Olindo Stevanato e Roberto Vian) con lo scopo di offrire opportunit\u00e0 di lavoro a persone svantaggiate cos\u00ec come definite dall\u2019art. 4 della Legge n. 382 del 1991 e generalmente escluse dai normali canali occupazionali.<br><br>Obiettivo dei soci fondatori \u00e8 stato fin dall\u2019inizio quello di costituire un\u2019organizzazione in grado di fondere insieme i principi economici e imprenditoriali con quelli sociali e della mutualit\u00e0: una realt\u00e0 che economicamente si sostiene, all\u2019interno della quale, attraverso il lavoro, le persone possano sentirsi protagoniste e realizzate al di l\u00e0 di quanto possono dare in termini produttivi ed economici. L\u2019impegno quotidiano \u00e8 quello di creare un ambiente nel quale partecipazione, impegno, condivisione, solidariet\u00e0 non rimangano solo enunciati ma diventino prassi quotidiana.<br><br>Oggi la Cooperativa Sociale offre opportunit\u00e0 di lavoro continuativo a pi\u00f9 di novanta persone, tra le quali pi\u00f9 del 30 per cento considerate persone svantaggiate.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">2 novembre 2013<\/h3>\n\n\n\n<p>Franco se ne \u00e8 andato all\u2019improvviso, senza dirci nulla, senza dire nulla a nessuno.<br>Franco forse aveva gi\u00e0 detto tutto.<br><br>Aveva detto che la vita \u00e8 bella, che merita comunque di essere vissuta, che ciascuno deve avere un progetto, un sogno e che niente e nessuno deve impedire che questo possa essere raggiunto.<br><br>Aveva detto che niente \u00e8 facile, che niente dura per sempre, che bisogna cercare il meglio, il nuovo, con l\u2019entusiasmo di chi ogni giorno vuole scoprire qualcosa.<br><br>Aveva detto che le persone sono importanti, in qualsiasi condizione si trovino a vivere, qualunque cosa pensino, ciascuna meritevole di considerazione e di occasioni per esprimersi.<br>Franco \u00e8 stato il seme del Germoglio.<br><br>Coltivare questo seme, cercare di farlo crescere e maturare \u00e8 diventata un\u2019esperienza coinvolgente ed entusiasmante.<br>Attorno a questo progetto decine di persone, motivate dalla forza che viene da chi non si rassegna, da chi \u00e8 capace di convivere con i propri limiti e sa sognare.<br><br>Lavorare al Germoglio \u00e8 diventata una scelta: quella di condividere un sogno, uno spirito e uno stile. Il sogno che un lavoro diventi un progetto di vita, una possibilit\u00e0 di crescita personale, di relazioni forti e coinvolgenti. Un ambiente di integrazione, collaborazione, dialogo. Lo spirito di chi non si pone limiti, di chi vede oltre, di chi si impegna per migliorarsi. Lo stile di chi \u00e8 consapevole della forza del gruppo, di chi lavora in un angolo, da solo, in silenzio, ma sente e vede tutto e interviene per costruire rendendosi disponibile per quello che gli viene chiesto.<br>\u2026che Franco sia il futuro del Germoglio\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Gianni Favaro<\/strong> \u2013 Presidente della Cooperativa Sociale Il Germoglio<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00abA Il Germoglio c\u2019\u00e8 un segno d\u2019arte che accoglie chi entra in cooperativa. \u00c8 la riproduzione di un quadro commissionato a Mario Maccatrozzo poco dopo la scomparsa di Franco, un dono che la cooperativa ha fatto alla famiglia e che rappresenta Franco e Il Germoglio: un trionfo di colori, un ponte, l\u2019acqua e il verde\u2026<br><br>Quel quadro \u00e8 diventato un puzzle, sul quale tutti i lavoratori che<br> hanno conosciuto Franco hanno lasciato un messaggio, in sintesi una parola che rappresentasse quel collega, per alcuni quell\u2019amico, cos\u00ec determinato.<br><br>C\u2019\u00e8 un altro segno di Franco che ha preso forma da poco grazie a una delle iniziative organizzate in occasione del trentesimo anniversario de Il Germoglio: la testimonianza video della storia della cooperativa.<br><br>Viene raccontato come Franco ne sia stata l\u2019origine: col suo desiderio irrefrenabile di fare tesoro di quel che aveva, di non concentrare lo sguardo su quanto gli mancasse, ha stimolato i suoi genitori e altri conoscenti all\u2019impegno per costruire una cooperativa in grado di creare relazioni e formare competenze anche per persone con abilit\u00e0 limitate.<br><br>Il segno di Franco a Il Germoglio passa attraverso la convinzione radicata in chi crede nella cooperativa che la solidariet\u00e0 e l\u2019impegno possono aiutare ognuno ad assumere un ruolo da protagonista della propria storia lavorativa, contribuendo alla costruzione di un\u2019adeguata organizzazione, impegnandosi poi ad attuarla e migliorarla.<br><br>Ancora adesso a ogni incontro, riunione, evento, assemblea viene invitato Roberto, colui che ha messo le gambe e le braccia alle idee e alle volont\u00e0 di Franco. Quasi a voler certificare che si sta crescendo in continuit\u00e0 con i valori di allora, anche se il fare impresa \u00e8 completamente diverso.<br><br>C\u2019\u00e8 un altro segno di Franco, meno tangibile ma forse il pi\u00f9 importante: si \u00e8 dovuto mettere in discussione il modo consueto di approccio con le disabilit\u00e0, imparando a considerare l\u2019altro per quello che \u00e8, indipendentemente da condizioni sociali e fisiche.<br>Se attraverso il lavoro si riesce a migliorare la qualit\u00e0 della vita delle persone con disabilit\u00e0, lo si deve a regole e obiettivi, in totale assenza di atteggiamenti di assistenzialismo, pietismo e compassione.<br><br>Franco voleva essere protagonista, sudando l\u2019inverosimile per garantire che ogni giorno il suo compito fosse svolto in modo corretto, suggerendo miglioramenti continui per fare pi\u00f9 in fretta e poter cos\u00ec fare di pi\u00f9. Lo stipendio non doveva essere un regalo; il lavoro deve diventare, per quanto possibile, protagonismo, crescita, cooperazione, dignit\u00e0, autonomia.<br><br>Grazie a questo metodo si \u00e8 arrivati ora a coinvolgere 23 persone con limitazioni psicofisiche certificate ai sensi della Legge n. 381 del 1991 su un totale di pi\u00f9 di 90 collaboratori.<br><br>Gi\u00e0 il numero documenta il successo del percorso fatto, ma quello che sorprende \u00e8 la continuit\u00e0 e la qualit\u00e0 dei rapporti lavorativi, quasi tutti a tempo indeterminato e senza turn-over. \u00c8 il risultato di un clima aziendale e di un\u2019organizzazione che \u201cgestisce\u201d l\u2019inserimento lavorativo in modo efficace.<br><br>Non c\u2019\u00e8 un manuale, non una procedura, non persone esperte dedicate. C\u2019\u00e8 un gruppo di persone che crede che il lavoro contribuisca a qualificare la vita dell\u2019altro e per questo stimola l\u2019autonomia, la crescita, l\u2019impegno\u2026 e lo fa anche con le persone con disabilit\u00e0.<br><br>Rispettare l\u2019orario di lavoro, vestirsi dignitosamente, curare l\u2019igiene personale, attenersi alle disposizioni, sono stimoli fondamentali per dare senso alla giornata di chi altrimenti sarebbe relegato al divano di casa quando non assistito in un istituto.<br>Il risultato sorprende anche i referenti delle istituzioni ed \u00e8 confermato dal fatto che alcuni colleghi svantaggiati vanno in crisi quando gli si prospetta la necessit\u00e0 di prendersi giorni di riposo e ferie.<br><br>Questo modo di fare e quanto importante possa essere il lavoro per queste persone lo abbiamo ereditato dall\u2019aver avuto Franco come collega. Riconoscerlo diventa il modo migliore per ricordarlo e ringraziarlo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Paolo Cuogo \u2013 ex dipendente della cooperativa<br>L\u2019intervista \u00e8 di Roberto Vian<\/h3>\n\n\n\n<p>Incontro Paolo Cuogo dopo circa vent\u2019anni dall\u2019ultima volta. E il suo sorriso \u00e8 sempre lo stesso. <br><em>Paolo, parliamo un po\u2019 di Franco e de Il Germoglio.<\/em><br><br>\u00abSono arrivato a Il Germoglio perch\u00e9 avevo saputo da amici che lavoravano gi\u00e0 all\u2019interno che stavano cercando una persona per un doppio ruolo: giardiniere e informatico. E io andavo bene proprio per le mie competenze informatiche, ma anche per la mia disponibilit\u00e0 a uscire e svolgere attivit\u00e0 con le squadre di giardinaggio.<br><br>Uscire e lavorare mi permetteva di capire quale fosse il lavoro della cooperativa e come poi sviluppare i programmi informatici per supportare queste attivit\u00e0.<br><br>C\u2019era l\u2019idea di integrare Franco nel lavoro d\u2019ufficio, ma non si sapeva ancora bene come fare per metterlo in condizione di essere utile, di poter fare qualcosa di concreto. Di certo la strada era quella dell\u2019uso del computer.<br><br>C\u2019era un programma, Dragon, a quel tempo tra i pochissimi a farlo, che riusciva a tradurre in comandi le parole dette in un microfono. S\u00ec, ma Franco non parlava bene. Non diceva le parole scandite e soprattutto sempre allo stesso modo. Allora la prima cosa che abbiamo fatto \u00e8 stata individuare alcune vocalizzazioni di Franco che sapesse rifare sempre uguali. O circa.<br><br>Ricordo le a, le o, ei, vivai, al lavoro, a riposo. E per ciascuna di queste vocali e parole davamo al programma dei comandi precisi.<br>Ecco come siamo riusciti a permettere a Franco di inserire a computer le schede lavoro che le squadre che uscivano compilavano a mano al loro ritorno. E queste schede, inserite a computer, permettevano poi di calcolare le ore da fatturare per ciascun intervento\u00bb.<br><br><em>Quello di Franco era davvero un lavoro utile?<\/em><br><br>\u00abSenza dubbio. Qualcun altro lo avrebbe potuto fare pi\u00f9 velocemente di lui, \u00e8 vero, ma la cosa straordinaria era l\u2019esempio che Franco dava a tutti i soci con quell\u2019attivit\u00e0. Mostrava che ciascuno pu\u00f2 darsi da fare, pu\u00f2 riuscire a superare alcuni limiti e contribuire alla cooperativa secondo le proprie capacit\u00e0 e possibilit\u00e0. Ecco perch\u00e9 era importante\u00bb.<br><br><em>Che cosa ricordi in particolare di Franco?<\/em><br><br>\u00abSicuramente le grandi sudate che faceva nel cercare di farsi capire dal programma. Quando tornavo dal lavoro fuori sede lo trovavo zuppo, bagnato, ma felice. Ci siamo fatti tante risate insieme, soprattutto quando non sapevamo risolvere i problemi che incontravamo. Ci ridevamo su, davvero\u00bb.<br><em><br>Una caratteristica particolare?<\/em><br><br>\u00abAveva una grande capacit\u00e0 di trovare soluzioni, di aggirare i problemi. Che vuol dire spirito di iniziativa, caparbiet\u00e0. Ma soprattutto era sorprendente come nella sua condizione, che lo limitava fisicamente, avesse una buona percezione di come le cose potevano essere fatte, anche dagli altri. Non \u00e8 una capacit\u00e0 scontata, perch\u00e9 quando non puoi muoverti \u00e8 difficile maturare sensibilit\u00e0 alle distanze, ai pesi, alle forze necessarie per fare una cosa, ai modi per farla diversamente. Ma lui ci riusciva\u00bb.<br><br><em>Che immagine ti \u00e8 rimasta di Franco e de Il Germoglio?<\/em><br><br>\u00abFranco ha avuto accanto a s\u00e9 una grande famiglia e una comunit\u00e0 stretta che hanno favorito la nascita della cooperativa. Il grande merito di Franco \u00e8 stato di far nascere \u201csensibilit\u00e0\u201d attorno a lui, nelle persone che l\u2019hanno conosciuto e frequentato.<br>Dimenticavo. Tra le parole che diceva molto bene e che il programma riconosceva c\u2019era anche Italia. Vai a capire perch\u00e9\u2026\u00bb.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Ridiamo. E sentiamo anche Franco ridere con noi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Patrizia Danesin \u2013 Collega di Franco<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00abHo conosciuto Franco il 20 aprile 1998.<br>\u00c8 una data che ricordo bene, perch\u00e9 ha rappresentato una svolta e una scelta importante nella mia vita. Volevo lavorare nel sociale e ci ero riuscita.<br><br>L\u2019ho conosciuto tramite Paolo Cuogo, il ragazzo che ho sostituito nel lavoro d\u2019ufficio. Mi ha presentato la cooperativa Il Germoglio. Ero al settimo cielo quando ho incontrato Franco, anche se non sapevo bene come comportarmi e cosa fare. <br><br>Conoscevo il suo progetto di programma vocale, che trovavo rivoluzionario, ma avevo un po\u2019 di timore che non ci comprendessimo o non mi accettasse. Invece fu proprio Franco a mettermi a mio agio, dicendomi una semplice frase: \u201cSe non comprendi quello che dico, dimmelo, che te lo ripeto\u201d. Questa frase ha fatto colare via tutte le mie paure.<br><br>Ho iniziato il mio lavoro con Franco, con Margherita, Diego e Orietta. Eravamo le uniche persone al mattino e lo siamo rimaste per un po\u2019. La sede a quel tempo era a Salzano, in via Villetta. Franco \u00e8 stato un amico \u2013 anzi, un Amico \u2013 e un collega. Il suo sorriso era contagioso e con gli altri colleghi, oltre a lavorare, ci divertivamo molto.<br><br>\u00c8 stato un periodo che potrei definire felice, fino a quando Franco \u00e8 stato ricoverato per un problema respiratorio. Sono stati giorni difficili per tutti, ma poi \u00e8 ritornato da noi.<br><br>Ho un ricordo che accarezzo sempre e mi fa sorridere: quella volta che ci siamo persi per Noale. Dovevo portare delle carte non ricordo pi\u00f9 a chi, erano urgenti e allora siamo partiti con il Mercedes e siamo andati senza sapere che quel giorno c\u2019era il mercato. Ho parcheggiato, ho lasciato Franco in auto e sono andata a fare la commissione. <br>Sono tornata indietro e\u2026 non trovavo pi\u00f9 l\u2019auto. Ho cominciato ad agitarmi e finalmente dopo un po\u2019 l\u2019ho trovata. Ero disperata. Gli ho chiesto mille volte scusa. Poi siamo ripartiti e, invece di tornare indietro, mi sono persa per i campi. Lui era divertito, io un po\u2019 meno. Ma in ogni caso mi rassicurava, mi diceva di stare tranquilla che non era successo nulla e che saremmo tornati in sede. Finalmente siamo arrivati, trovando Roberto un po\u2019 preoccupato. Un aneddoto che ci siamo raccontati per anni, cogliendone la parte divertente. Ma anche la parte in cui era lui a rassicurare me.<br><br>Franco era un gabbiano chiuso in un corpo che non gli permetteva di svolgere una vita uguale a quella delle altre persone. Ma la sua mente volava. Raggiungeva luoghi, cose, persone. Tutti quelli che amava.<br>L\u2019ho sempre visto cos\u00ec.<br><br>Mi ha insegnato molto, soprattutto ad apprezzare la vita e a vedere che nonostante tutto vale la pena viverla. Anche se fa male.<br>Il periodo nella sede di via Villetta \u00e8 stato il pi\u00f9 importante nella mia storia a Il Germoglio. Quando ci siamo trasferiti le cose sono un po\u2019 cambiate. L\u2019ufficio si era arricchito di personale: il nostro rapporto era rimasto lo stesso ma, nonostante lavorassimo insieme, avevamo meno tempo per noi. Le cose non erano cambiate, ma erano diverse.<br><br>Per me \u00e8 stato un consigliere importante in un momento difficile del mio percorso lavorativo ed \u00e8 anche merito suo la scelta che poi ho fatto.<br>\u00c8 stato difficile accettare che non ci fosse pi\u00f9. Ma quando il mio ricordo si sofferma su di lui, vedo un dolce viso che mi sorride e mi dice \u201cDai, ce la puoi fare\u201d\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Martina Favaro \u2013 collega di Franco<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00abLavorare assieme a Franco mi ha insegnato a guardare in faccia i miei limiti. A riconoscerli. A tenerne conto per poter definire altri progetti \u201craggiungibili\u201d.<br><br>\u00c8 stata una delle prime esperienze lavorative che ho avuto, la prima in assoluto in cui la mia giornata non fosse concentrata su cosa dovevo fare io ma su cosa dovevamo fare assieme. Un lavoro di squadra nel quale ciascuno correva a ritmi diversi, ma in mente avevamo la medesima meta.<br><br>Franco non girava attorno ai problemi. Li affrontava con ogni sua forza.<br><br>Riuscire a trovare un segnale positivo in ogni momento difficile gli riusciva naturale: era davvero convinto che tutto si pu\u00f2 superare. Ce lo ha insegnato giorno dopo giorno con la sua grinta, con la sua voglia di stare assieme agli altri e di condividere le idee.<br>E cos\u00ec ogni volta che mi convincevo di avergli dato una mano, succedeva che era lui ad aver aiutato me\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Franco al lavoro\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/gFDvciCYFAQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019estate del 1991 il Clan degli scout di Robegano ha vissuto un campo di servizio alla cooperativa sociale agricola Il Melograno di Udine, che aiuta ancora oggi l\u2019inserimento di persone svantaggiate nel mondo del lavoro. 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